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Omaggio a Edith PiafHo visto da poco il film dedicato alla cantante francese Edith Piaff. Mi ha colpito la sua vita costellata di dolori, abbandoni, sofferenze tali da annientare chiunque, ma non lei che fin da piccola si abituò alla mancanza di affetto, al calore umano e a tutto ciò di cui si ha bisogno fin da piccoli: l'amore! Dedico queste note biografiche tratte da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/) ad una donna e un'artista che mi ha commosso, meravigliato, emozionato....la dolce e piccola e fortissima Edith.
« Non, rien de rien / Non, je ne regrette rien / Ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal / Tout ça m'est bien égal" » (Édith Piaf)
Édith Piaf (pseudonimo di Édith Giovanna Gassion; Parigi, 19 dicembre 1915 – Grasse, 11 ottobre 1963) è stata una cantante francese. È stata una grande interprete del filone realista (chanteuse réaliste). Nota anche come "Passerotto", come veniva amorevolmente chiamata (passerotto infatti nell'argot di Parigi si dice piaf), ha deliziato le folle tra gli anni trenta e sessanta. La sua voce, caratterizzata da mille sfumature, era in grado di passare improvvisamente da toni aspri e aggressivi a toni dolcissimi; inoltre sapeva far percepire in modo unico la gioia con il suono della sua voce. È la cantante che con le sue canzoni ha anticipato il senso di ribellione tipico dell'inquietudine che contraddistinse diversi intellettuali della "rive gauche" del tempo come: Juliette Greco, Roger Vadim, Boris Vian, Albert Camus ecc. In molti casi era lei stessa l'autrice dei testi delle canzoni che tanto magistralmente interpretava. La vita di Édith Piaf fu sfortunata e costellata da una miriade di fatti negativi: incidenti stradali, coma epatici, interventi chirurgici, delirium tremens e anche un tentativo di suicidio. In una delle sue ultime apparizioni pubbliche la si ricorda piccola e ricurva, con le mani deformate dall'artrite, e con radi capelli; solo la sua voce era inalterata e splendida come sempre. Nacque col nome di Édith Giovanna Gassion da una famiglia di umili origini: il padre Louis faceva il saltimbanco e la madre, Lina Marsa, nativa di Livorno, era una cantante di strada. Appunto per strada (davanti al numero 72 di rue de Belleville) pare abbia partorito Édith, aiutata da un poliziotto. Il lavoro dei genitori non permetteva loro di allevare un figlio per cui la piccola visse la sua infanzia tra la miseria della comunità Parigina del quartiere di Bellevill (Parigi), e il bordello gestito dalla sua nonna paterna (Nonna Marie) in Normandia. Édith inizia a cantare per strada per rimediare qualche moneta e dar da mangiare a se stessa e al padre, che nel frattempo le si era riavvicinato; canta La Marsigliese con quella sua voce già piena di rabbia e ruvidezza ma che inizia a prendere forma. Costituisce poi un duo con Simone Berteaut esibendosi per le strade e anche nelle caserme. A diciotto anni ha una figlia dal muratore Louis Dupont, Marcelle, ma la bimba morirà a causa di una meningite a soli due anni; già duramente provata dalla vita, incontra l'impresario Louis Leplée (che morirà qualche anno dopo misteriosamente) e, dopo un'audizione al "Le Gerny's", piccolo locale dove si faceva cabaret, debutta nel 1935. Molti i personaggi famosi che accorrono per ascoltare la sua voce: uno fra tutti, Maurice Chevalier. A questo punto Édith ottiene un contratto con la casa discografica Polydor. Leplée le cambia il nome in Piaf, ed ha così inizio il suo successo. Ma è nel 1937 che ha inizio la sua ascesa che la porta ad ottenere un contratto con il teatro ABC. Dopo la morte di Leplée, molti furono i suoi impresari: Raymond Asso, Michel Emer, Paul Meurisse, Norbert Glanzberg, Lou Barrier; qualcuno di loro le fu vicino non solo professionalmente, ma anche sentimentalmente. La fama di Édith Piaf continuava a crescere: conosce Jean Cocteau, che si ispirerà a lei per un lavoro teatrale, Le bel indifférent. Durante la seconda guerra mondiale Piaf era contro l'invasione tedesca e si esibì nei campi militari e nei campi di concentramento per prigionieri di guerra. È in quel periodo (1944) che conosce e si innamora di Yves Montand, canta con lui al Moulin Rouge, ma appena lo chansonnier inizia a diventare famoso i due si lasciano. Nel 1945 cambia casa discografica ed entra a far parte della Pathé. Nel 1946 scrive le parole della canzone che, nel dopoguerra, diventerà per i francesi l'inno del ritorno alla vita: La vie en rose, che interpreta in collaborazione con Les compagnons de rodrigue. Il titolo di questa leggendaria canzone è talmente legato alla figura di Édith Piaf, che il regista Olivier Dahan, autore della pellicola sulla tormentata vita della cantante (interpretata da Marion Cotillard), acconsente a modificare, per la versione italiana, il titolo del film da La môme a La vie en rose. Il tutto appena prima dell'uscita del film (2007) che è uscito in Francia ed è riportato negli archivi con il nome originale. Édith Piaf realizzò una tournée nel 1946 negli Stati Uniti esibendosi alla Constitution Hall; ritornò un anno dopo, sempre con i suoi fedeli Compagnons de la chanson, per cantare alla Play House e al Versailles di New York, dove ad applaudirla tra il pubblico vi erano, tra gli altri, Marlene Dietrich, Charles Boyer e Orson Welles. Nel 1948 conosce il pugile Marcel Cerdan ed è la prima volta che Édith si innamora di qualcuno che non faccia parte del mondo della musica: sono felici e innamorati ma la felicità dura poco; infatti, mentre sta volando da lei per raggiungerla negli Stati Uniti, l'aereo cade e Cerdan muore. Completamente distrutta dalla morte del compagno, Piaf inizia a bere e a far uso di droghe. Dedica una canzone al suo amore perduto, la splendida Hymne à l'amour che la porta al successo a livello mondiale e che lei stessa compone assieme a Marguerite Monnot (con cui scriverà nel 1959 anche il testo di Milord). Piaf continua a deliziare i francesi con molte altre canzoni destinate a diventare dei classici come Le vagabond, Les amants, Les histoires du coeur, La foule, Non, je ne regrette rien, ecc. Non si sa quanti soldi riesca a guadagnare, ma è certo che non la si è mai vista sfoggiare ricchezza; in effetti, continua ad essere una donna minuta che canta l'amore e che ha bisogno di amore come dell'aria che respira; la sua casa e i suoi camerini sono frequentati da diversi uomini che contribuirà a lanciare come artisti nel mondo della canzone francese e mondiale. Alcuni nomi: Gilbert Bécaud, Charles Aznavour, Leo Ferré, Eddie Constantine; alcuni stringeranno con lei un sodalizio artistico e umano per più tempo, mentre altri se ne andranno prima; tutti però le lasceranno delle bellissime canzoni: fra gli altri, Georges Moustaki scriverà per lei la musica della famosa canzone Milord, Charles Aznavour Jezebel. Nel 1952 sposa il compositore Jacques Pills, ma il matrimonio dura solo pochi giorni. Siamo nel 1955, Piaf ha quarant'anni e approda finalmente all'Olympia, il tempio parigino della musica; poi, riparte per l'America per esibirsi alla Carnegie Hall di New York, dove la saluteranno ben sette minuti di applausi in standing ovation. Verrà invitata comunque ad esibirsi ancora all'Olympia e le repliche dureranno quattro mesi, cioè fino alla primavera del 1961. In quell'anno sposò Theophanis Lamboukas, in arte Theo Sarapo, che lei aveva lanciato nel mondo della canzone e con cui aveva inciso la canzone A quoi ça sert l'amour. Dopo una broncopolmonite, Piaf andò col marito nel sud della Francia per passarvi la convalescenza, ma una ricaduta le fu fatale. Si spense l'11 ottobre del 1963 durante un triste e vano viaggio di ritorno verso Parigi. Il suo esile corpo (dimostrava molto più dei suoi 48 anni) venne caricato sul sedile posteriore della macchina dal marito Theo che, per esaudire il suo ultimo desiderio, la riportò nella capitale francese. Al suo funerale presero parte migliaia di persone. Il suo corpo riposa nel cimitero parigino delle celebrità Père Lachaise: l'elogio funebre venne scritto da Jean Cocteau che però morì d'infarto poche ore dopo aver appreso la notizia della morte della cantante. La città di Parigi le ha dedicato una piazza e recentemente anche una statua, nel 20.mo arrondissement.
E' estate!!!!L'estate è una delle quattro stagioni dell'anno. L'estate astronomica ha inizio il giorno del solstizio d'estate (20 o 21 giugno, nell'emisfero australe il 21 o 22 dicembre) e termina nel giorno dell'equinozio d'autunno (22 o 23 settembre, nell'emisfero australe 20 o 21 marzo). Si tratta del periodo dell'anno in cui sole, raggiunto il suo punto più alto sull'orizzonte, il 20 giugno, inizia a scendere, fino al 22 settembre, giorno dell'equinozio d'autunno, quando la durata del giorno è uguale a quella della notte. In media, durante l'estate astronomica, si raggiungono le temperature più alte nella seconda metà di luglio, ma a tale riguardo non bisogna confonderla con l'estate meteorologica.
Rabindranath Tagore: alcune note biograficheDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.« Per la profonda sensibilità, per la freschezza e bellezza dei versi che, con consumata capacità, riesce a rendere nella sua poeticità, espressa attraverso il suo linguaggio inglese, parte della letteratura dell'ovest » (Motivazione del Premio Nobel) Rabindranath Tagore Rabindranath Tagore (noto anche con il nome di Gurudev), è il nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (রবীন্দ্রনাথ ঠাকুর, रवीन्द्रनाथ ठाकुर) (Calcutta, 6 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo e filosofo indiano. Mentre Gandi, con la disobbedienza civile, organizzò il nazionalismo indiano sino a ricacciare in mare gli inglesi, Tagore si propose di conciliare e integrare Oriente ed Occidente. Figlio di un santo e ricco bramino, studiò nel Regno Unito ove anglicizzò il proprio cognome (Thakur). In liriche destinate al canto, che egli stesso musicò e tradusse in inglese (Offerta di canto, 1913), in lavori teatrali ricchi d'intermezzi lirici (La vendetta della natura, 1884), in romanzi (Il naufragio, 1906), in novelle, memorie, saggi e conferenze Tagore affermò il proprio amore per la natura e per Dio, le proprie aspirazioni di fratellanza umana, la propria passione (anche erotica), l'attrattiva della fanciullezza. Esercitò un enorme fascino anche sul mondo occidentale, che lo premiò col Premio Nobel per la letteratura nel 1913. Dedicata a tutti voi....Non nascondere il segreto del tuo cuore, amico mio! Dillo a me, solo a me, in confidenza. Tu che sorridi gentilmente, dimmelo piano, il mio cuore lo ascolterà, non le mie orecchie. la notte è profonda, la casa è silenziosa e nidi degli uccelli tacciono nel sonno. Rivelami tra le lacrime esitanti, tra sorrisi tremanti, tra dolore e dolce vergogna il segreto del tuo cuore.
Rabindranath Tagore Forse, forse....Ma non è certo.....ho trovato un posto dove portare tutti i gatti, in modo che formino la loro colonia e vivano non troppo in pericolo, ma nel pieno della loro vita selvatica e felina. Dopo tentativi, richieste di aiuto senza risposta.....avevo deciso, anche se a malincuore, di portare i gatti in aperta campagna, ma dove? Si è presentato il problema del posto che non doveva essere vicino a strade dove passano le macchine e neanche poste in pianure prive di ogni riparo, ma neanche in boschi dove si pratica la caccia! Allora ho pensato ad uno dei tanti ovili presenti in zona. Un posto dove poter trovare rifugio e magari trovare qualcosa da mangiare, oltre a quello che natura offre (topolini, lucertole....animaletti vari). Non è la soluzione del secolo, ma meglio di niente. Porterò prima una parte di gatti, poi una seconda e da ultimi i piccolini che nel frattempo sto facendo crescere. Io ce la sto mettendo tutta e spero che Dio mi dia sempre la forza di non perdere la speranza. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini consolandomi, ma soprattutto comprendendomi. Dimentico sempre che in mezzo a tanta indifferenza esistono persone fantastiche e sensibili come voi! Il mondo è degno di essere vissuto se esisteranno persone speciali come voi. Grazie di cuore!!!! Francesca NESSUNA SOLUZIONEA quanto pare non c’è nessuna soluzione. . . . Ho chiamato tutti i canili di Sassari e nessuno accoglie i gatti. Che regione incivile! Per i cani si e i gatti? Ormai la mia disperazione è cronica, ma so anche che non c’è più niente da fare. Mettere un annuncio non servirebbe a niente. Già c’è crisi e figurati se qualcuno prenderebbe un animale con sé! C’è poco amore per gli esseri umani e figurarsi per i gatti!!! Serve ancora piangere? A quanto pare si, visto che non riesco a smettere. So che chi leggerà questo post si dirà “ma quanto è scema ‘sta tipa! con tutti i problemi che ci sono, piange per quattro gatti”. Chissà, forse avranno ragione queste persone, ma io sono diversa. Mi sento diversa e mi ritrovo a piangere per la sorte di alcuni animali…… Mi sento impotente e questo mi fa male. Vedo indifferenza intorno a me e questo mi fa male. Sono sensibile nei confronti degli animali e che male c’è? Il male lo fa solo a me. E ci piango. Permettetemi questo sfogo. E chi non lo sopportasse. . . beh, ha la facoltà di voltare pagina. Potessi farlo anche io….. QUALCUNO VORREBBE DEI GATTINI?Confesso che sono giorni che sto piangendo. La colpa probabilmente è della mia sensibilità, del mio amore per gli animali e per il fatto che mi si spezza il cuore a prendere questi 4 gattini e sbatterli in aperta campagna.
Io vivo in Sardegna, in provincia di Sassari, e questa è la mia disperata richiesta per quelli di voi che abitano dalle mie parti. Ho preso questi gattini nel momento in cui la mamma li aveva abbandonati davanti alla mia porta, in un giorno di pioggia. Li ho asciugati, sfamati e ora hanno un mese. Non posso tenerli perchè non ho un giardino dove farli muovere. Da 3 settimane li tengo in casa e oltre al fatto di pulire continuamente i loro bisognini, so bene che non potrò tenerli ancora per molto.
Quello che vi chiedo è un aiuto e grande.
PER TUTTI COLORO CHE ABITANO IN SARDEGNA (IN PROVINCIA DI SASSARI) E VOLESSERO ADOTTARE UNO O PIU' GATTINI, fatemelo sapere subito attraverso il mio blog.
Datemi una mano se potete.
I gattini sono svezzati, belli, dolci e intelligenti. Sono una grande compagnia e inoltre sapete che, utilizzando la vaschetta con la sabbia, loro non sporcherebbero mai!
AIUTATEMI A NON CONDANNARLI A MORTE!
Io ci sto male da cani. Dio solo sa se non ho pregato che una signora del paese dove vivo li prendesse (visto che ha un ampio orto e che avrei provveduto io a comprargli da mangiare!).
Se volete, inserite un annuncio simile o il link del mio blog, sul vostro........più la notizia si diffonderà e magari più potranno essere le persone che forse vorrano adottarne uno o più o che mi sapranno consigliare.
VI PREGO AIUTATEMI!!!!
Con tutto il mio cuore spero in un vostro aiuto.
Grazie comunque
Francesca
P.s.: un altra foto è nel posto precedente. Vi assicuro che sono bellissimi e dolcissimi!!!
![]() I miei piccolini crescono.....Ben nutriti e dormendo in un posto caldo e privo di ogni pericolo, i miei quattro gattini stanno crescendo in tutta tranquillità. Sto aspettando che si abituino a mangiare di tutto e non solo latte o cibi morbidi. In effetti i loro dentini sono ancora così piccoli. Mi piange un pò il cuore a lasciarli poi. In realtà confesso che non ci sto dormendo la notte, anche perchè il pericolo è ovunque, in primis nella cattiveria della gente che trova un gradevole passatempo investirli con la macchina, accellerando opportunamente, o sparandogli. Purtroppo il paese dove vivo ha questo grado di civiltà bassissimo, anzi inesistente. Spero che i quattro piccoli si uniranno al resto dei gatti a cui io sto dando da mangiare ogni tanto. Mi auguro che li accettino e che li proteggano. So che i felini vivono in branco, formano un gruppo e ognuno ha il suo compito preciso. Io ce la sto mettendo tutta, in nome di un amore infinito che provo nei loro confronti. Sono sempre stata convinta del fatto che gli animali meritano più rispetto degli uomini per un solo nobile motivo: non si lamentano e sono grati, per sempre, del bene che gli fai. Io ho avuto molte prove del loro affetto della loro gratitudine e mi sono sentita ricompensata da tanto amore. |
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